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Dalla fondazione al '900

Castelfranco fu fondata dalla comune di Treviso nel XII secolo, tra il 1195 ed il 1199. Abitato inizialmente da coloni trevigiani a cui i tributi furono scontati, da qui il nome: "Castel" - "franco" cioè castello privo di imposte.

La fortezza nasce a nord di un villaggio medievale pre esistente la “Pieve Nuova” (attuale Borgo Pieve). La posizione prescelta fu strategica: sulla sponda orientale del fiume Muson, confine naturale con la rivale Padova, e nel crocevia tra le vie romane Postumia e Aurelia, importanti per il commercio e le comunicazioni.
Perfettamente integrata con il territorio circostante che vede fortilizi signorili e vescovili, quali Castello di Godego, Salvatronda, Riese e Resana.

Il castello, che viene costruito sotto la guida del conte Schenella di Collalto, è di pianta quadrata munito di quattro torri angolari e di un torrione centrale lato Treviso. Una sesto torrione, l'odierno campanile del Duomo, è stato aggiunto successivamente da Ezzelino III da Romano nel punto mediano del lato meridionale verso Padova.

Porzione di cinta muraria

Già dalla sua fondazione, si sviluppa non solo la campagna circostante, ma anche il lato est interno ed esterno delle mura, con la nascita di edifici commerciali oltre che di un ospizio per poveri e viandanti.
Ben presto la cittadina diviene un polo economico importante per la Marca Trevigiana, grazie al famoso mercato, di beni agricoli ed animali, in grado di attrarre personalità dal Bassanese, dalla Pedemontana, dal Vicentino e dal Padovano.

Non è solo l'aspetto economico a caratterizzare Castelfranco, ma anche quello militare. La fortezza fu soggetta a diversi assedi. Il primo, padovano, nel 1215 e poi un secondo nel 1220, per arrivare ad Ezzelino III da Romano che, con l'aiuto imperiale di Federico II di Svevia, nel 1246 ne prende possesso conquistandolo.
Nel 1259, alla morte di Ezzelino III, Castelfranco torna in mani trevigiane, sino al 1329 anno in cui passa al veronese Cane della Scala ed infine ai Veneziani nel 1339.
Piccola dominazione, ma che ha lasciato una grande traccia è stata quella del padovano Francesco da Carrara, la cui testimonianza è un affresco dell'arma carrarese sotto il volto della torre civica.

Arma Carrarese

Sotto il dominio Veneziano Castelfranco conosce il suo sviluppo soprattutto nell'architettura. Nei primi decenni del 1500 ecco che i Signori della Serenissima costruirono le loro ville, si ricordano: i Soranzo, i Corner, i Renier, i Barbarigo, gli Emo e i Priuli.
Con il crescere dell'economia agricola castellana, la Serenissima, nel 1420, costruisce il padiglione (o pavion) sotto il quale avvengono le contrattazioni commerciali, venne ricostruito e modernizzato nel 1532. Intorno al mercato iniziano a proliferare botteghe, magazzini e laboratori artigianali, oltre che a professionisti quali notai e legisti.
Lo sviluppo è rapido: nasce la nuova residenza del podestà veneziano, con funzione di consiglio cittadino; nel 1493 il Monte di Pietà; nel 1499 la torre civica si orna dell’orologio e sopra il leone di S. Marco simbolo di fedeltà alla Serenissima.

Piazza Giorgione nel giorno di mercato
foto non databile

Tuttavia, il periodo di pace viene interrotta dalla guerra di Cambrai in cui il castello viene invaso dalle truppe asburgiche nel 1509, poi ripreso dai Veneziani e quindi ricaduto in mani Francesi nel 1511. E’ proprio in questo lasso di tempo che la fortezza castellana dimostra la propria obsolescenza strutturale alle nuove tecniche di guerra e la perdita di rilevanza strategica nella Marca Trevigiana.
Fino al 1600 Castelfranco vede perdere il proprio ruolo militare, ma si trasforma in una importante realtà economica. Linfa sono gli artigiani e i contadini. Famoso il mercato già nei secoli scorsi, assume un’importanza sempre maggiore durante questi anni.
Si moltiplicano le botteghe e gli edifici pubblici e privati. In questo periodo si assiste al degrado del castello, le cui parti vengono messe in vendita dalla Repubblica di Venezia per ripagare i debiti di guerra. Nascono proprio in questo momento l’odierno conservatorio (ex casa Barbarella), oppure casa Alabardi poi Piacentini, nel rivellino della torre maggiore, e, a ridosso delle mura settentrionali, casa Riccati.
Da villaggio si configura sempre più come una piccola città con lo sviluppo dei suoi borghi: della Pieve, di Treviso, d’Asolo ed Allocco; mentre all’esterno delle mura vengono erette residenze signorili con facciate affrescate.
Importante è il suo posizionamento geografico che la impone come tappa obbligatoria per merci e viaggiatori dalla Germania e Fiandre per Venezia o per gli europei nord-orientali per la Lombardia, Francia e Spagna.

Casa Barbarella

La spinta economica e sociale subisce una battuta di arresto durante il 1600, anni di pestilenze e tragedie, come la caduta del segmento sommitale della torre civica il 3 gennaio 1637, che causò danni e diverse morti, ed i gravi danneggiamenti della stessa a seguito di un forte terremoto il 25 febbraio 1695.

Nel ‘700 con l’illuminismo Castelfranco si risveglia e apporta diverse modifiche e rinnovamenti strutturali. Le fosse del castello vengono ristrutturate ed inondate da acqua corrente e non può stagnante; migliorato anche l’intero impianto idraulico cittadino; le case esterne ed interne della fortezza modernizzate e adornate; e per opera di Francesco Maria Preti vengono rinnovati e rimodellati i punti più sensibili della città, come il Duomo, il Teatro accademico ed in parte anche l’Ospedale San Giacomo.
Nel clima culturale del secolo, Castelfranco riscopre l’orgoglio della sua memoria storica. Ecco che risalgono a questo periodo le pubblicazioni di opere manoscritte per il ricordo ai posteri. Compito assunto da Nadal Melchiori.

Con la caduta di Venezia Castelfranco segue le sorti del territorio veneto, passando quindi in mani austriache, poi francesi ed infine ancora austriache fino al 1866, in cui diviene parte del Regno d’Italia. Seguirono celebrazioni nella villa dei Revedin (odierna Villa Bolasco) in presenza del principe Amedeo di Savoia.

Villa Revedin, Rinaldi, Bolasco Piccinelli

E’ del 1878 il collocamento della statua del Giorgione in un isolotto artificiale entro il fossato. Statua creata dallo sculture Augusto Benvenuti per il quarto centenario della nascita del pittore.
Di questo periodo anche la creazione dei giardini pubblici attorno alla statua per opera di Antonio Caregaro Negrin.

Statua di Giorgione
Antonio Caregaro Negrin, Augusto Benvenuti 1878